venerdì, 30 marzo 2007

2007

Primo post della stagione, faccio gli onori di casa...
cosa è successo fino ad ora? tante cose:
tiger
-è stato trovato uno sponsor, i dettagli li troverete in futuro;
-abbiamo preso un Hobie Tiger in affitto per un anno, per prendere l'abitudine con una barca piu grande e per partecipare al campionato Italiano (8-10 settembre) ed Europeo (11-5 settembre) a Punta Ala (questa di fianco è la foto, un giorno ne posterò altre);
-ci hanno offerto uno spazio sul book della Fraglia Vela Malcesine, con tanto di foto (fatte in un'uscita di peler e nuvolo, per cui purtroppo sono scurissime) e articolo scritto da noi, che vi riporto qui insieme alle foto


Noi e l’Hobie Cat 16

Nato circa quarant'anni fa sulle spiagge californiane, quando un certo Hobie Alter, alla ricerca di un mezzo che gli permettesse di sfruttare il vento per cavalcare le onde, disegnò sulla sabbia un catamarano dagli scafi a banana. Da allora una crescita spaventosa, e una diffusione a tappeto lungo le coste di tutto il mondo. Per certi versi simile al Laser come concezione, una barca robusta che rimane competitiva nel tempo, una stretta monotipia (vele e accessori sono prodotte dal cantiere), facilità di arrivo in spiaggia grazie all'assenza di derive, di alaggio e di trasporto. Si arma in poco tempo, la messa a punto non è difficoltosa e la differenza in regata viene fatta esclusivamente dall'equipaggio. Scafi piccoli e asimmetrici, una randa enorme, un piccolo fiocco, e per i giovani anche il gennaker, il doppio trapezio. Milioni di colori sulle vele, le partenze affollate sembrano arcobaleni nell'acqua.FAB_8603copia
Tutto questo è l'Hobie Cat 16. Una barca in grado di regalare emozioni forti, che dà il meglio di sé in condizioni di vento forte e onda, in grado di superare i
venti nodi al lasco.

Le regate sono leggermente differenti da quelle in deriva; la barca è molto più lenta in manovra, quindi partenze e virate devono essere curate con la massima precisione. Partire liberi è più importante che in qualunque altra classe, come sapere fin da subito quale sarà il lato del campo prescelto per la bolina, perché la lentezza nella virata assieme alla velocità della altre barche in assetto fanno sì che la perdita di strada durante la manovra sia tale da poterne fare al massimo tre- quattro in una bolina per poter sperare di arrivare per primi alla boa. Dopo il classico traverso di disimpegno dove con tanto vento si raggiungono le massime velocità consentite alla barca, ci si lancia in una poppa che in realtà è un lasco a bordi, dal momento che l'andatura ideale si trova tenendo sempre il vento apparente al traverso, sia con lo spi (per le regate giovanili) sia senza (per quelle open). Qui si bordeggia, si plana, si lotta senza esclusione di colpi, in una gara all'ultima strambata…

In compenso, la penalità del doppio giro su se stessi (il vecchio 720, ora diventato due virate e due strambate) viene sostituito dal semplice 360 (una virata e una strambata), vista la lentezza nelle manovre. Ma nell'ambiente dell’ Hobie Cat, parlando di penalità e proteste, vige un motto che si trova ripetuto dagli adesivi alle istruzioni di regata. "Hobie way of life". Gli hobiecatters sono infatti gente un po' particolare, che si diverte regatando a tutti i livelli, amante del rischio e della velocità, che non dedica cure smisurate alla barca, prende la vela con semplicità ma non per questo senza agonismo. A questo proposito è importante chiarire che la diceria dell’ Hobie Cat come classe atecnica e goliardica , spesso sbeffeggiata dai puristi delle classi olimpiche, è stata universalmente sfatata: da un lato dall'inserimento della classe in regate di altissimo livello come i Mondiali ISAF (Assoluti e giovanili, ai quali abbiamo avuto il privilegio di partecipare nel 2005 in Corea del Sud), dall'altro dallo stesso svolgimento delle regate nazionali ed internazionali (tutt'altro che goliardico). L'Hobie Cat 16  infatti, il padre dei catamarani, con i suoi campionati affollatissimi di regatanti esperti, spesso dilettanti, ma anche professionisti, o campioni del calibro di Booth, Bundock e Hagara rimane la migliore palestra di regate e esperienza per i multiscafi.

Degna di essere menzionata, una regata su tutte, il campionato mondiale Hobie Cat 16, che si tiene solitamente ogni due anni, in posti da favola (Nuova Caledonia,Guadalupa, Messico, Sud Africa gli ultimi, Isole Fiji il prossimo a ottobre). Dura una decina di giorni, i primi per i campionati master, femminile e giovanile, poi cominciano le qualificazioni per il campionato assoluto alle quali tutti possono partecipare e che danno ai primi la possibilità di accedere alle semi-finali assieme ad altri equipaggi già pre-qualificati dai rispettivi campionati continentali, fino a un totale di 112, che verranno dimezzati a 56 per le finali. Per tutto il mondiale le barche vengono fornite dal comitato organizzatore, tutte rigorosamente nuove, e gli equipaggi se le scambiano ogni due prove: finita la propria batteria si torna a terra, la barca viene controllata e ceduta all’equipaggio successivo che ha mezz’ora per prepararla regolarla ed uscire a regatare. Questo assicura l’assoluta parità dei mezzi e attribuisce il merito della regata unicamente alle capacità tecniche dei regatanti.

Il nostro incontro con questa barca è stato casuale, ci è stata fatta provare da amici comuni esperti hobiecatters, la coppia padre-figlio Mazzola, che sono anche stati i primi allenatori, ai quali dobbiamo gran parte della nostra esperienza e della nostra tecnica. C'è voluto un anno e mezzo di uscite nell’alto Garda, con un confronto inizialmente umiliante o da soli, notti estive passate in tenda o sul trampolino della barca, col Pelèr che a mezzanotte comincia a soffiare freddo e imperterrito, e mattine da soli in tutto l'alto lago scaldati appena dal primo sole che spunta tra le montagne, o pomeriggi in mezzo alla bolgia dei surfisti, e un numero infinito di scuffie in qualunque andatura e in qualunque posizione, per cominciare a capire il limite di questa barca con tanto vento, come regolarle e come farla correre.

E le regate in giro da soli, senza più allenatori che ti seguono in acqua e ti portano il panino o lo spray-top, l’Italia e l'Europa girate in lungo e in largo con un carrello dietro la macchina e tanti sogni nella testa, tra cui quello, crescendo di età e di peso, allontanandoci sempre di più dalle misure ideali per questa barca (130 chili tra timoniere e prodiere), di approdare un giorno sul Tornado olimpico.

Vittorio e Lamberto

-Ultima notizia,ma non per importanza, prima regata della stagione, ad Anzio, tre prove con poca aria,abbiamo concluso terzi (dietro Pecorini e De Toro), risultato più che soddisfacente.

quando ho tempo aggiorno meglio

Lamberto
postato da: lamby alle ore 16:36 | link | commenti
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