Eccomi qui, a raccontare una delle più lunghe e indimenticabili trasferte degli ultimi anni…
Da dove partire, se non dall’inizio? Dervio, 28 luglio, una macchina, due ragazze, due ragazzi (gli eroi della nostra storia), un baule pieno di spesa e valigie, un carrello enorme, un 16 e un tiger, destinazione Danimarca… ma in realtà prima di Copenhagen, le regate e tutto il resto un’altra era la nostra meta..LEGOLAND!

Unico problema il fatto che il navigatore inesorabilmente indicava come ora di arrivo nell’agognato parco divertimenti le 6.00 della mattina (e questo avrebbe aperto alle 10) . Nonostante tentativi di ritardo, pennichelle fuori dai Burger King in autostrada e quant’altro, con le prime luci dell’alba siamo arrivati nel ridente paesino di Billund, e degli enormi cubi di lego ai bordi della strada ci guidavano come dei piccoli pollicini…dopo le foto di rito fuori dall’ingresso (per fingere con gli amici di esserci stati) rotta verso Copenhagen, passando su un enorme ponte che in realtà era una passaporta e Vitto si è perso..Chi dorme non piglia i ponti, caro mio!
Arriviamo sul posto talmente presto che oltre a non esserci ancora nessuno, nessuno sapeva nemmeno dove avremmo dovuto stare…poco male, avevamo talmente tante ore di sonno da recuperare che ci avremmo pensato in seguito. I primi giorni scorrono tranquilli, tra uscite con i danesi zarri, arrivi più o meno puntuali di pulmini bloccati ad Affi (ma ne avevate altre?!), serate in aeroporto a Copenhagen ad aspettare Geronimo, o nel mini-letto mio e di Vitto in quattro a guardare Harry Potter in inglese per addormentarci (credo che il più stoico di noi sia riuscito a vederne un quatro d’ora prima di addormentarsi…).

Arrivano tutti, e cominciano le prime regate, europeo spi per gli youth, con tanti italiani in gara, europeo femminile per le Terribili, che cercano riscatto dopo l’argento amaro dell’anno scorso, e campionato danese per noi, per provare il campo e gli avversarsi…anche se ci eravamo già accorti che il più temibile sarebbe stato il campione europeo uscente Arne Gosche, capace la prima sera di rientrare col buio alle 21.30…un vero vichingo da long distance! Noi chiudiamo secondi , con dei parziali soddisfacenti, e spezzando in due la deriva la prima prova (sarebbe stata la prima di tante rotture…). Tra gli youth dominio incontrastato dei fratelli Le Floche, credo abbiano piazzato 6 primi di seguito, bravissimi… Ma è col campionato femminile che finalmente, dopo tantissimi anni nella storia delle regate Hobie Cat (non so nemmeno se a .Grisma lo suonassero), si torna ad ascoltare l’Inno di Mameli alle premiazioni: le mitiche Sicourì sono più forti anche della loro stessa audacia (che le porta a fare un ocs e una scuffia le prime due prove del secondo giorno quando dovevano solo gestire il vantaggio, reagiscono, infilano 1-1 e si portano a casa meritatamente il loro primo titolo europeo femminile! Grandissime, ed è festa.
Quindi due giorni di riposo, un giro in centro a Copenhagen a cercare la sirenetta e a vedere i fricchettoni di Christiania, un’uscita in 16 a fare traversini cattiveria con 30 nodi e acqua piatta in puro Hobie Way of Life, grandi feste all made by Dinsdale family (e Andy che cerca di fare la 24 ore sotto alcol), e finalmente arriva l’inizio delle nostra regata, l’Europeo Hobie Tiger. Ai concorrenti del campionato danese si erano aggiunte altre barche, tra cui due francesi su Tiger rosso, e due team olandesi, una barca tutta nera cattivissima già vista al mondiale, e il team ibrido american-olandese che vantava a prua Bastian Tentji, campione europeo F18 in carica e recente medaglia di bronzo al mondiale. Scusatemi se è poco…

Primo giorno di vento in crescendo, da poco a sostenuto, partiamo benissimo e inanelliamo una serie di risultati positivi (1-2-3-3) che ci collocano da subito in testa alla classifica. Unica nota negativa, a 50 metri dal traguardo dell’ultima prova si distruggono le femminelle e perdiamo completamente il timone sottovento. Per fortuna riusciamo ad arrivare al traguardo, tornare a casa e la sera in qualche modo a riparare il pezzo, dato che quelli di riserva sarebbero arrivati qualche giorno dopo. Il giorno seguente Eolo è clemente col nostro timone mutilato e ci regala una giornata di vento leggerissimo, che in altre condizioni avremmo detestato, ma impariamo ad apprezzare e a interpretare, chiudiamo con 1-1-8-2, scazzando solo la terza prova per una brutta partenza e un 360. La situazione a metà campionato era rassicurante, noi primi a 13 punti, secondi i tedesci Goshe/Hannes con 22 pt, terzi Caesy/Tentji con 26 pt.
Terzo giorno molto difficile, vento forte e temporaloni che continuavano a passare sul campo di regata, creando bruschi salti di vento e di intensità, e acquazzoni apocalittici che impedivano di vedere oltre 30 metri. Chiudiamo con 3-1-2-2, ma il primo ci viene annullato per un ocs, commesso assieme a Caesy/Tentji, i quali chiedono riparazione senza che noi la sapessimo e la ottengono: morale della favola, a una giornata e due prove dalla fine eravamo sempre primi, ma con 20 punti, e il secondo e il terzo ci tallonavano a 22 punti.

La mattina dopo presento la mia richiesta di riparazione per l’ocs fiducioso che avrebbero dovuto darla anche a noi e scendiamo in acqua, per la giornata che sapevamo sarebbe stata la più lunga del campionato (nonostante gli altri giorni ci avessero tenuto in acqua 7 snervanti ore al giorno!). Il vento era salito decisamente nella notte, e ora toccava raffiche a 35 nodi. Non proprio l’ideale per noi, che eravamo i più leggeri della flotta. Nella prima prova combattiamo nel gruppo di testa, stiamo conducendo quando andiamo alti sull’ultima lay line di bolina e incappiamo in una scuffia sulla quale rimaniamo impotenti…c’era davvero troppo vento,ogni tentativo di evitarla era vano. Raddrizziamo alla velocità della luce e cocludiamo 4’. Dopo due brevi conti, ci accorgiamo di essere passati secondi in classifica (se non ci avessero dato riparazione), dovevamo arrivare davanti agli olandesi per conquistare il titolo. In partenza li chiudiamo e li lasciamo dietro, sono costretti a virare e noi li copriamo. Arriviamo in seconda posizione alla boa di bolina, Caesy-Tentji al quarto posto, probabilmente sotto pressione scuffiano in poggiata. A quel punto abbiamo capito che la strada per l’oro ci si stava aprendo davanti, bisognava solo non commettere errori. E così facemmo, concluso secondi e conquistato il campionato europeo in acqua senza nemmeno bisogno della riparazione!
A terra è festa, e le notizie dall’altro campo sono altrettanto positive, Rudy primo e Silvia Concutelli secondi in silver, ma soprattutto Jerome e Marco campioni europei Hobie 16! Mai stata così tanta Italia a una premiazione Hobie Cat….

Tutto quello che c’è stato dopo, ce lo ricorderemo per sempre, perché è stato il nostro primo titolo europe..i sorrisi, i complimenti, le strette di mano, le telefonate, la premiazione, il podio, l’inno davanti a tutti i velisti e gli italiani in piedi a cantare con noi, il tuffo in acqua, tutti i nostri amici intorno…è stato bellissimo.


I ringraziamenti sono tanti, prima di tutto i genitori, primi nostri tifosi a distanza (e fondamentali sponsor), poi le nostre stupende compagne di viaggio che ci hanno tenuto compagnia, umiliati nel conto delle doccie, offerto la pasta avanzata (non tutte e due...maledetti accoppiamenti sbagliati a tavola!) sopportato (e aspettato tutte le volte che dovevamo disarmare e ci mettevamo una vita...LA BANDIERA MORMAII LARA!!!!!) durante tutti questi giorni, tutto l'italian team ma anche il france, german, danish; i Dinsdale per gli Hobie Party, Gio e la Nina e le olive scomparse, Harry Potter perchè ci conciliava il sonno la sera, la benzina danese che aumenta durante il giorno e cala durante la notte, Zarelli perchè è un guelfo, e abbiamo fatto l'indianata anche questa volta ;-)